I sonnambuli. II. 1903 • Esch o l’anarchia - Hermann Broch

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Dal vero scrittore, ebbe a dire Elias Canetti in un discorso su Hermann Broch tenuto nel 1936, bisogna pretendere «la ferma volontà di dare una visione del suo tempo, una spinta all’universalità che non arretra spaventata di fronte a nessuna incomben­za singola, che non elude, non dimentica, non trascura nulla, e che in nessun caso cerca facili scorciatoie. Broch si è occupa­to più volte e in modo approfondito di questa universalità. Si può dire di più: la sua volontà letteraria si è accesa veramente proprio anelando all’universalità». Per Canetti la trilogia I sonnambuli rappresenta dunque «la realizzazione poetica della sua filosofia della storia, sia pure circoscritta alla propria epoca. La “disgregazione dei valori” vi è raffigurata in personaggi vividi e altamente poetici. Non riusciamo a libe­rarci dalla sensazione che la pienezza, il va­lore e talvolta l’ambiguità di questi perso­naggi si siano affermati nonostante la vo­lontà contraria o comunque con la pudica riluttanza del loro autore». E davvero ha come una concreta, autonoma esistenza il protagonista di questo secondo pannello, il trentenne August Esch, impiegato di com­mercio, lacerato tra «l’integerrima conta­bilità della sua anima» e «la sua peccami­nosa condotta di vita». Una vita inquieta e senza baricentro, tra l’improbabile alter­narsi di mestieri e gli ondivaghi rapporti con le donne, mentre in lui cova una rab­bia impotente tanto contro gli affaristi quanto contro i demagoghi di «un mondo in preda all’anarchia, in cui nessuno sa più se sta a destra o a sinistra, sopra o sotto».